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            ORIGINE DEL NOME LAMIE DI OLIMPIA

Ci viene raccontato  che un  tempo  nella  contrada  vi era  un  agglomerato  di trulli utilizzati come abitazione e stalle con antistante un enorme spiazzo non coltivabile in cui si lasciavano liberi gli animali domestici allevati.  Una  famiglia ricca, attratta dall’ampio spazio,comprò  l’ agglomerato,  lo  demolì  e  vi  fece  costruire un nuovo fabbricato con copertura a volte, nel  gergo  locale  “LAMIA”.  Olimpia, l’altra parte  che costituisce il nome, deriva  forse  dalla  posizione  geografica  elevata  (come il Monte Olimpo) rispetto alle contrade  aventi  lo stesso  nome  situate nel comune di Locorotondo e di Fasano: Lamie Affascinate e Lamie Arsilie.
  



PICCOLE TRADIZIONI DEL PASSATO

LA GARA NEL SACCO

Le  origini  della   corsa   nel   sacco   sono   sconosciute  e remote.  La tradizione  e  legenda    raccontano    che  alcuni  contadini  in  una   notte  di  giugno,   durante il periodo   di   mietitura,    mentre  dormivano  in  aperta  campagna,    protetti  dall’ umidità    notturna   da   un   sacco  infilato nelle   gambe e legato alla vita, furono di colti di sorpresa da una fitta pioggia.  A pochi metri vi era un piccolo casolare che poteva   ospitare  solo  la  metà  di  quei  contadini. Per  poter  raggiungere in fretta il  casolare,  i  contadini   trascurarono  di  togliersi  il  sacco  e  iniziarono  a correre saltellando.    Furono  fortunati  i primi  arrivati  che  trovarono ricovero; mentre  gli  altri    rimasti    fuori,    levarono    il sacco   dei  piedi  e  lo  infilarono  in  testa  per ripararsi dalla pioggia  che  durò  per  tutta  la  notte  e  girando intorno al casolare, con il sacco in testa, propiziavano, con danze e gesti, lo smettere della pioggia.
Dal    1989    la  festa    della   santa    Famiglia    è  diventata appuntamento per molti bambini, ragazzi e adulti che si cimentano in questa simpatica gara. Lo svolgimento pare semplice, ma se si tiene conto delle   regole   ben precise   da   rispettare  il  gioco diventa  complicato e faticoso. Dalla prima edizione si è sempre distinto, in questa disciplina,  Giuseppe Tinella, che grazie al suo fisico ed agli allenamenti” ha  sempre  portato  a  casa  un  trofeo  come primo classificato della sua categoria
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 L'ALBERO DELLA CUCCAGNA

Il più divertente fra gli alberi sparsi nel “jazzil” di Lamie di Olimpie è l’albero della cuccagna. Si tratta di un altro palo in cima al quale, da una ruote, nei giorni di festa, pendono cose stuzzicanti: salami, prosciutti, collane di salsicce, confezioni di vino locale e formaggi di ogni tipo. I giovani, e non solo i più robusti e atletici, si arrampicano sull’albero: chi riesce ad afferrare le cose appese può portarsele via.

Oggi sembra facile, ma qualche anno fa non lo era: l’Albero della Cuccagna, infatti, veniva abbondantemente spalmato di grasso e perciò…svisscc! Quando una credeva di essere arrivato alla meta eccolo scivolare verso il basso!

Perché l’albero della cuccagna si chiama così? Da che mondo è mondo, la massima aspirazione di tutti è quella di vivere senza lavorare pur avendo tutto ciò che si desidera. Si dice ancora oggi “è una cuccagna” quando si vuol descrivere il luogo dove si  ha accesso ad ogni ben di Dio . come tutti ben sappiamo è esistito anche il Paese della Cuccagna.

Alcuni studi ci rimandano alle popolazioni che noi chiamiamo celtiche o galliche dal nome che loro davano i romani ; essi avevano nei loro culti una speciale venerazione per alcune piante, veneravano la quercia per la sua solidità. Più di adesso l’inverno mieteva molte vittime fra le persone anziane e deboli, e gli anni di una persona erano contati dal numero di primavere che aveva visto rinverdire. Ecco che vedere spuntare le prime foglie era qualcosa di molto più significativo di un normale avvicendamento stagionale, significava avercela fatta, ed era anche annuncio di cibo migliore e di abbondanza di cacciagione migratoria. Gli alberi che germogliavano per primi venivano festeggiati ed addobbati con cibarie come buon auspicio per l’abbondanza annunciata. In genere si trattava di focaccine o “kuchen” in tedesco. Ancora ai nostri giorni girando per la Germania meridionale si vedono all’ingresso dei paesi o nella piazza principale delgi alberi veri o stilizzati adornati con simboli di cibi che il paese produce, e questi alberi si chiamano Maybaum. Con la calata dei servi della gleba tedeschi., Landschnekt per il sacco di Roma, o forse ancora prima, la festa del Maybaum venne portata a sud delle Alpi, ovvero  venne portatala festa dell’albero delle kuchen, molto poco rispettata dalle popolazioni più ricche che non sentivano questa festa perché vivevano in climi migliori. Per loro si trattava semplicemente dell’albero con le kuchen o albero della cuccagna., ovvero buon cibo da afferrar, che i festeggianti tentava nodi difendere alzando le focaccine, dopo aver tagliato i rami bassi dell’albero o dopo averlo cosparso di grasso e per i giovanotti locali era una sfida scalare quegli alberi per dimostrare la propria abilità.

Altri studi ci portano al medioevo. Alle corti dei re e nelle piazze dei mercati c’erano quasi sempre dei giocolieri, che servivano a intrattenere il pubblico e il re: l’albero della cuccagna era invece uno dei giochi al quale partecipavano i giovani del paese, con l’aspirazione  di ottenere un po’ di gloria e soprattutto con la speranza di vincere i premi in cibo appesi. Il gioco dell’albero della cuccagna, consisteva nell’erigere un palo in mezzo ad una piazza, o in altri luoghi in occasione di feste popolari,  e ingrassarla on un grasso animale abbondante.. in cima al palo di appendevano polli, salami, sacchetti contenenti soldi o vari tipi di alimenti; chi riusciva ad arrampicarsi e ad afferrare un premio appeso se lo portava via. Durante i primi abbracci al palo, il palo era sempre molto grasso e i giocatori lo pulivano abbracciandolo e strofinandoci le braccia e poi con movimenti veloci delle braccia lo lanciavano via (spesso addosso ai curiosi che si erano avvicinati di più).

Diversamente dalle precedenti ipotesi, vi è un’altra tesi sugli origini del nome cuccagna. La storia ci racconta che nel XV secolo, in modo particolarmente intenso si diffuse la coltivazione del Pastello ( Isatis tintoria) – anche detto Guado – utilizzato per tingere i tessuti di un intenso colore blu diventato poi prezioso nel Rinascimento in quanto usato per tingere stoffe regali. 

Il termine occitano “cucanha” indicava la palla di pasta ottenuta dai fusti e dalle foglie macinati da cui, dopo altre lavorazioni, si ricavava infine la materia di base per tingere stoffe regali. La coltivazione del Pastello era impegnativa ed il raccolto avveniva ogni tre anni, ma, nonostante ciò, vi fu un vistoso arricchimento della borghesia, ecco un altro tassello che ci aiuta ad interpretare il termine ancora oggi usato “è una cuccagna”.Progressivamente il Pastello fu sostituito dall’indaco.

Nella nostra contrada da che è festa, è tradizione cimentarsi con l’albero della cuccagna. Ogni anno molti giovani, e non solo, si arrampicano sul palo cercando di portare via quel che gentilmente viene offerto dai negozianti che manifestano la loro generosità con beni anziché con denaro.

Concorrente d’onore della serata è il signor Grassi Francesco il quale dalla tenera età è stato sempre un concorrente accanito nel gioco ed è stato sempre ricompensato dalla sua abilità avendo fatto sempre “ albero pulito”.

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